Residenza badante convivente

La residenza della badante

La residenza della badante convivente

Quando gestiamo l’ingresso in casa di una badante convivente una delle questioni che solleva più domande è quella della residenza: “Sono obbligato a dare la residenza?”, “Cosa succede quando termina il servizio?”, “Ma se le diamo la residenza entra nello stato di famiglia?”, sono solo alcuni esempi dei dubbi con cui spesso ci confrontiamo. Vediamo quindi di fare chiarezza partendo dal punto più controverso: l’obbligatorietà di dare la residenza.

Quando è obbligatorio dare la residenza alla badante

Prima di tutto deve essere la badante a fare richiesta della residenza e non è sempre detto che sia interessata e lo faccia, quindi non esiste nessun obbligo automatico, come invece esiste per la “dichiarazione di ospitalità”, altro tema su cui abbiamo previsto un approfondimento dedicato.

Nel caso in cui la badante faccia espressamente la richiesta di residenza, l’obbligo sussiste in due casi ben precisi:

  • La badante non ha già una residenza valida in Italia
  • La badante ha una residenza valida ma legata la precedente contratto di lavoro

Nel primo caso la badante è da poco in Italia e non ha quindi ancora dichiarato la sua prima residenza, ha diritto ad essere assunta anche se risiede all’estero ma dovrebbe entro tre mesi stabilire una residenza in Italia.

Nel secondo caso invece, poiché probabilmente la famiglia dove lavorava in precedenza richiederà la cancellazione della residenza, sarà poi necessario che ne stabilisca una nuova.

Chi e come può chiedere la residenza della badante?

Se un tempo era di solito la famiglia ad occuparsi di questa pratica, con la digitalizzazione della pubblica amministrazione la situazione è in evoluzione.

Attualmente se si tratta della prima residenza in Italia occorre sempre andare allo sportello dell’anagrafe del comune dove si vorrebbe stabilire la residenza. Normalmente ci si reca insieme e la famiglia si occupa di fornire le informazioni catastali riguardanti l’unità abitativa oltre ovviamente a confermare per iscritto il proprio assenso. Le altre informazioni, in primo luogo il contratto di lavoro in essere, sarebbero compito della badante stessa.

Quando invece si trasferisce la residenza ad un nuovo indirizzo, la procedura è ormai digitalizzata e richiede che la badante sia in possesso di SPID o di CIE (carta d’identità elettronica). Anche in questo caso le informazioni ed i documenti a carico della famiglia rimangono gli stessi, idem per quelli a carico della badante.

Ricordiamo inoltre che la concessione della residenza non implica alcuna modifica allo stato di famiglia, perché stiamo parlando di una situazione legata alla sola esistenza di un contratto di lavoro in convivenza; quindi la registrazione avverrà su una scheda separata.

Come cancellare la residenza a fine contratto?

Questa è la richiesta che desta più preoccupazioni nelle famiglie, ma in realtà esiste una procedura dedicata, il cui iter ha una durata di norma di un anno perché in effetti il procedimento di cancellazione anagrafica implica la procedura di irreperibilità della badante: alla fine di questo periodo e conclusi i quattro accertamenti domiciliari, la persona sarà rimossa dall’anagrafe.

Ovviamente la necessità di procedere alla cancellazione anagrafica viene meno se la badante trova un nuovo lavoro dove le concedono una nuova residenza.

Perché le badanti richiedono la residenza?

Ci sono più motivazioni dietro questa richiesta, legate sia a reali necessità sia a semplice comodità.

Se stiamo parlando della prima residenza in Italia, è molto importante, perché permette di richiedere la carta d’identità, di aprire un conto corrente bancario e, in alcune regioni, anche di accedere all’assistenza sanitaria, richiedendo quindi la tessera sanitaria ed il medico di famiglia.

Quando invece si tratta di un trasferimento di residenza la motivazione principale è di norma legata al rinnovo del permesso di soggiorno per i cittadini extra-comunitari ed ancora una volta all’assistenza sanitaria soprattutto se si cambia la regione di residenza.

Esiste anche un’altra importante motivazione per chi desidera diventare cittadino italiano, poiché il requisito principale per fare la richiesta di cittadinanza è quello dei 10 anni di residenza legale in Italia, per cui è molto importante mantenerla sempre aggiornata.

Qualche consiglio per le famiglie

La prima cosa da valutare è la propria propensione a riconoscere la residenza e se non esistano impedimenti che rendano impossibile tale concessione, come ad esempio il fatto che l’abitazione non è di proprietà, non è legata ad un regolare contratto di affitto e non è neppure oggetto di un usufrutto regolarmente registrato.

In questo modo sarà anche possibile in fase di selezione anticipare eventuali richieste ed identificare candidate che non hanno bisogno della residenza qualora vi siano difficoltà nel riconoscerla. Così eviteranno anche difficoltà che potrebbero emergere quando ormai si sarà creato un buon rapporto tra assistente ed assistito e che potrebbero anche sfociare in una rescissione del rapporto di lavoro.

L’ultimo consiglio, sempre valido, è di rivolgersi ai nostri consulenti familiari, che potranno rispondere a tutte le vostre domande ed aiutarvi anche a gestire le eventuali pratiche burocratiche.